Ci sono varie tipologie di teste, c’è quella di moro, quella calda, quella maleducata che si accompagna ad un’altra parte del corpo, quella a pera...
Ecco, mi sento spesso facente parte della penultima (forse anche per il prefisso di penultima) categoria appena elencata.
Non fosse altro che per uno stuolo di pensieri stupidi che mi distrae notevolmente.
Questi ultimi, poi, si accompagnano sovente ad azioni inconsulte ed inconsuete.
Un esempio?
Mangiando una cospicua razione di Mandorlato di Cologna Veneto San Marco, ottimo e assai calorico, ho rimediato un pensiero aguzzo ed insistente che mi rintronava in testa così:
ma come si chiamava il servitore muto nella serie televisiva di Zorro che vedevo da piccola?
Masticando e nel contempo cercando di scollare la lingua dal premolare, avviluppata da una dose massiccia di miele e mandorle, ho fatto luce sul quesito e mi son detta:
Ernesto!
Ma non ne ero convinta. Ho giocato con una bambina bionda, ho fatto una spesina costituita solo da latte fresco e pane, ho litigato con due commessi maleducati, non ho risposto al telefono per distrazione, ho bevuto acqua, messo su un sugo di pomodoro, letto e fatto due lavatrici, ma Ernesto non era lui.
Solo ora, fra un pensiero serio ed uno faceto, fra un ottimismo scellerato ed un pessimismo mondiale, ho visto apparire nel mio emisfero qualunque il nome esatto:
Bernardo. Si chiamava Bernardo.
Bastasse questo per sentirsi a posto.
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