Camminavo svelta, direzione Gare de Lyon. Sole sul viso, controluce. In testa alcune frasi, una canzone, due urgenze e una telefonata che dovrei fare e che rimando. In bocca almeno otto tic tac alla menta.
Cecilia!
Uno spavento tremendo, ero su su, tra le mie nuvole personali. Chi sei? Non ti vedo.
Ah.
Poche persone incontro, poche ne vorrei incontrare ed il caso ha deciso d’infastidirmi, oggi.
Beviamo un caffè?
Beviamo un caffè e lei vuota il sacco. Ha un alito che vira pericolosamente ad un uovo sodo del 2005.
Retrocedo sulla sedia, fingendo un agio magnifico.
In fondo, a ben pensarci, ho fatto bene. Non che sia tutt’oro quel che luccica, ma visto l’esperienza degli anni passati - che fra l’altro sono passati abbastanza bene - ho deciso di abbandonare l’idea, anche perchè - come tu sai, perchè mi conosci - io mi piego, ma non mi spezzo. Ora, avrai capito, che non tutti i mali vengono per nuocere, sempre che riusciamo a coglierne i lati positivi, sapendo far tacere il cuore. Perchè, essendo anche tu italiana, sai perfettamente cosa voglio dire - moglie e buoi dei paesi tuoi - e lui, nonostante gli accorgimenti del caso, ha voluto fare di testa sua.
Oh, non ho soldi! Ti spiace pagare tu? La prossima volta tocca a me.
Perchè sorridi?
(Perchè sto domandando a Nostro Signore degli Incontri di evitarmi questo possibile, futuro, supplizio)
Niente, pensavo che son contenta che ci sia il sole.
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