Vede, Madame Checilià, adesso le spiego io:
qui a sinistra lei deve apporre il suo numero d'identificazione a tre cifre che le è stato assegnato... di che numero dispone?
Sono il duecentotre
Ecco, le mostro. Appongo il 203 nella prima colonnina a sinistra sotto la data corrispondente... di che numero dispone?
Duecentotre
Ecco, stia attenta. Io siglo con il numero 603...
Sono il duecentotre, mi scusi
Vabbè, poco importa, era per l'esempio. Metto il suo 203 ed accanto lei noterà un'altra casellina. Lì ogni mattina lei deve scrivere - ricordi bene - il numero 1, che poi corrisponde al tipo di tariffa che le viene attribuita in base al tipo di lavoro svolto. Che poi non si sbaglia perchè è la tariffa base, quella minima. Perciò a questa tariffa è stato assegnato l'uno.
Qui, vicino al suo 1 mi deve mettere il numero di ore che lei fa, tenendo presente che noi qui l'ora la valutiamo 100 e non 60, quindi se lei mi entra alle 9.30 e mi esce alle 15.30, deve apporre un bel 5,50. Giusto? Senza dimenticarsi di siglare con SV nella colonnina a destra delle ore. Capito?
Sento di aver perso una ventina di centimetri, i denti mordono il labbro inferiore in modo autonomo - io non avrei voluto - e sono consapevole di aver assunto un'espressione fuori luogo per quella situazione.
Indosso una sorta di paresi facciale capitanata da una bocca semiaperta.
Il panico da lavagna mi ha invaso.
Ha capito?
Mi riprendo i centimetri, asciugo il cervello, chiudo la bocca e la riapro per dirgli:
Sì, certo. Mi stavo solo chiedendo quante tariffe esistano.
Qui da noi 8, ma lei è la 1, il resto non le deve interessare. Facile, no?
Già, non sono mai stata così felice di dover contare così poco.
Perché sorride?
Perché lei si è spiegato benissimo.










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