In mezzo c’è tutto il resto.
Ci sono i piedi che vanno uno dopo l’altro sulle scale mobili di Nostra Vita Sotterranea, c’è la mia faccia con gli occhi segnati, c’è il pane quotidiano, una preghiera laica, una lacrima credente.
C’è Anne Sexton, Jeanette Winterson, Italo Calvino, tutte le donne e gli uomini dei libri, quelli che mi stanno accanto nei momenti di beneficenza, nel bisogno del soccorso popolare.
Un romanzo con un biglietto della metro a pagina sedici, la stanchezza e tutte le domande che non hanno e non vogliono risposte.
Quando è cominciato? Come è potuto accadere? Tu dov’eri e dove ero io?
La colpa che tanto ci affanniamo ad attribuire, la colpa non esiste.
Semplicemente è una questione di ascoltarsi, di assolversi e finalmente amarsi.
Amarsi.
Amare se’ stessi, almeno per un pochino. Non cospargersi di canfora aspettando la prossima stagione.
Quante volte ho cercato di piacere, di piacerti?
E quanti sì ho detto che magari erano ancora dei forse, quanti silenzi avrei invece salvaguardato, quanti uomini avrei voluto e per questa onestà ultraterrena ho disorientato?
Dov’è sta il confine fra scelta, rinuncia, ipocrisia e verità?
Passo la lingua sulle labbra, felice che dopo sappia di liquirizia.
Infelice perchè vorrei sapesse di te e della tua mentina.
Non rimpiango, perchè per farlo bisogna aver pianto almeno una volta.










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