(questo post ha uno scopo per me terapeutico, mi scuso con i miei amici e lettori)
A volte devo ricordarmi chi sono.
Non come sono, ma chi sono.
Quello che ho fatto, detto e dato fino a qui, fino a questo momento circolare dove tutto ritorna come se io fossi un compasso e la mia lunga gamba tracciasse una linea che gira e che appunto linea non è.
Ho vissuto in tante città, fatto almeno dieci traslochi, scoperto come si fanno calzare scarpe a terzi e come si serve a tavola, come si spiegano le città ai turisti, come si chiudono gli ombrelloni e come si aprono le saracinesche.
Ho imparato a leggere e a scrivere e sempre mi sono ricordata di imparare a leggere e a scrivere, di non smettere d’apprendere.
Mi sono fatta tatuare. Ho amato poche volte per davvero e spesso mi sono innamorata, ho esercitato seduzioni scellerate e provato a condurre il gioco.
Sono stata donna e sono stata uomo.
Ho riso tantissimo, soprattutto di me e ho aiutato molte persone a rialzare il capo. Ma non il loro capo, che i capi un poco a terra dovrebbero restare, ma la testa che pesa quando dobbiamo farcela da soli.
Ho vissuto con un uomo dagli occhi verdi e mi sono sposata con un uomo dagli occhi verdi, ma non lo stesso. Ho avuto una bambina, ho smesso di amare i pistacchi in favore dei lupini, ho provato tutte le droghe meno due, ho ascoltato tutta la musica che sentivo, ho sentito tutta la musica che ascoltavo, ho raccolto confidenze e sparso lacrime, sono stata tradita profondamente e profondamente ho toccato tutti i fondi, di terra, di mare, di caffè.
Sono stata in coma, ho smesso di fumare, ho avuto malattie rarissime e mi sono curata con tenacia e forza d’immaginazione, ho pianto e ho smesso di piangere, ho rotto un polso, sono stata poverissima e a tratti ricca, sono tornata povera, ho cambiato prese e attaccato quadri, ho sgorgato lavandini e stirato pile di cose e cambiato pile di pile, ho creduto nell’omeopatia e nella psicanalisi, mi sono operata sette volte per un totale di sette anestesie generali, ho generalizzato per omettere e omesso per generalizzare, ho provato il latte di soia quando sbarcò sul mercato, il tofu e tutti gli yougurt del mondo, ho creduto in Dio e ho temuto la chiesa, ho prestato attenzione e denaro, ho dato un pugno ad uno che picchiava un ragazzo svenuto, sono svenuta io in metropolitana, ho imitato la Vanoni, la Bellucci e molti amici, sono stata insopportabile, esagerata, ma sempre vera, ho pianto a cinque funerali e senza occhiali da sole, sono stata molto sola e molto in compagnia, ho rotto un sacco di cose e mi sono appiccicata col metacrilato, ho avuto paura degli squali e ancora ce l’ho.
Non si finisce mai d'imparare e non s'impara mai che si dovrà finire.
A domani.
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