Ci sono delle cose che mi fanno vergognare moltissimo.
Dei piccoli fatti quotidiani che si possono produrre in qualsiasi momento, spesso quelli più impensati.
Sono andata a comprare del vino.
Tutto doveva filare liscio ed io restare dentro al mio corpo, senza uscire allo scoperto, senza traumi sociali, né imbarazzi veloci come bollicine che salgono in un bicchiere d’acqua. Quello dove mi perdo spesso.
Invece ho speso undici euro per due bottiglie.
E fin qui tutto bene, caro, ma sul vino non riesco a risparmiare.
Dò dieci euro di carta e una moneta da due euro.
Poi guardo meglio e trovo quella da un euro, cambio velocemente, senza registrare quest’ultima azione.
Dunque rimango con la convinzione di aver pagato dodici euro.
Il signore mi mette le bottiglie nel sacchetto e mi sorride augurandomi una buona serata.
Io gli sorrido e lo guardo, sorrido e lo guardo, sorrido e lo guardo.
Aspetto il mio euro di resto non dovuto.
Lui mi sorride e mi guarda, mi sorride e mi guarda.
Incomincia a non sapere più bene cosa voglio da lui.
Improvvisamente mi rendo conto di avergli dato la somma giusta e divento fortemente rossa in viso.
Mi scuso e, non contenta di sentirmi imbecille e maldestra, gli spiego che ero certa di avergli dato due euro, mentre vero era che gli avevo dato un euro, che ha perfettamente ragione lui, ma che a volte succede di pensare ad altro. Poi aggiungo che si è fatto caldo a Parigi e che devo ricordarmi di mettere il ghiaccio nel freezer. Nel frattempo sudo come un pompiere e mi rendo conto che un paio di clienti mi guardano con quello sguardo francese che ti fa sentire pazzo, fuoriluogo e impegnativo.
Tornando a casa, ho incrociato una locandina di una signora della lista Le Pen che recitava: Prima i Francesi, poi la Francia e dopo penseremo al resto.
Ora capisco. Se fossi di destra penserei anche al resto, ma non si può pensare sempre a tutto.








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