Ringrazio tutti voi per essere passati parlando, tacendo o sospirando.
I fedeli e le meteore, gli amici, i felici e i disperati, i riservati ed i pettegoli, i poeti, gli inventori, i sinceri e i bugiardi, i traditi e i traditori, donne, uomini, ammiratori, ammirati e anche caporali. I cuochi, i gastronomi, i professori, i suonati e i musicisti.
Gli studenti e i fuoricorso, gli autodidatti e i dedicatori.
Dateci dentro, in tutto.
E fate anche come vi pare e piace, ogni tanto, permettetevelo.
(chiudo col post di apertura, il venti maggio del duemilasei)
Piccola storia nel bosco
Parlami, seduto sulla riva
guardando le fate in disaccordo
piegare di lato, il sinistro,
la testa palustre
i loro capelli stringati
adornati di minuscole rane.
dimmi che resta di te?
Un mucchio d’ossa lucenti, nient’altro da seppellire.
insieme al tuo celebre sorriso
Stai.
Guardando gli scogli da cui avresti dovuto scagliare.
Almeno anatemi.
Mai.
Avresti dovuto scuotere le spalle
per far ondeggiare la tua chioma rinomata.
Poi.
Sarà solo vendetta il tuo buonumore.
La passione non si celebra, si nasconde.
Eppoi.
Non tempo, non gloria, ma fuoco.
Cerca intorno ai rami secchi di un ulivo.
Questa
è la profezia.
L’acqua delle tue lacrime non farà
più crescere niente.
Avevi tutto inventato,
narrato e riflesso.
Specchio delle mie brame.
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